Il microbiota intestinale, composto dall’insieme dei miliardi di microrganismi che popolano l’apparato digerente, è un vero e proprio ecosistema che dialoga con il sistema immunitario, il metabolismo e il cervello, influenzando persino le nostre funzioni cognitive. Il termine “microbiota” si è diffuso solo verso la metà degli anni ’90 del secolo scorso, superando il concetto di “flora batterica”.
Numerosi studi scientifici hanno collegato lo stato di salute del microbiota, in particolare di quello intestinale, all’insorgenza di patologie (es. diabete, malattie intestinali e cardiorespiratorie) e problemi neurologici come la depressione, il morbo di Parkinson e di Alzheimer.
Cos’è il microbiota intestinale
Il microbiota intestinale è l’insieme dei microrganismi — batteri, virus, funghi e archeobatteri — che colonizzano il tratto gastrointestinale. Il colon ospita la più alta densità microbica dell’organismo, con centinaia di specie differenti e un patrimonio genetico complessivo (microbioma) di gran lunga superiore a quello umano.
Questi microrganismi svolgono svariate funzioni chiave:
- fermentazione delle fibre alimentari;
- produzione di acidi grassi a catena corta (SCFA) come butirrato, acetato e propionato;
- sintesi di vitamine (ad esempio la vitamina K e alcune vitamine del gruppo B);
- modulazione del sistema immunitario;
- contrasto a microrganismi potenzialmente patogeni.
Un microbiota “sano” non è definibile solo in termini di composizione batterica, ma deve essere considerato in relazione alla sua funzionalità, resilienza e capacità metabolica.
Differenza fra microbiota e microbioma
I due termini sono spesso usati come sinonimi, ma non lo sono.
- Microbiota: insieme dei microrganismi presenti in un determinato ambiente (es. intestino).
- Microbioma: patrimonio genetico complessivo di quei microrganismi, quindi l’insieme dei loro geni e delle loro funzioni metaboliche.
Cervello, intestino e microbiota
L’intestino è strettamente connesso al sistema nervoso centrale attraverso l’asse microbiota–intestino–cervello.
Gli acidi grassi a catena corta prodotti dalla fermentazione delle fibre nell’intestino crasso modulano la permeabilità della barriera intestinale, influenzano la produzione di neurotrasmettitori e regolano l’attività delle cellule immunitarie.
Diversi studi hanno evidenziato il ruolo degli SCFA nella comunicazione microbiota–cervello, con effetti su infiammazione e comportamento.
In particolare, il butirrato agisce come modulatore epigenetico (ovvero è in grado di modificare l’espressione dei geni senza alterare il DNA) e come anti-infiammatorio, contribuendo al mantenimento dell’integrità della barriera intestinale.
Un microbiota equilibrato contribuisce quindi non solo alla salute digestiva, ma anche alla regolazione dell’umore, della risposta allo stress e delle funzioni cognitive.
Cosa influisce sulla composizione del microbiota
Il microbiota è un ecosistema dinamico, molto influenzato da fattori ambientali e comportamentali.
Fattori positivi
- Fibre alimentari – Le fibre favoriscono la produzione di SCFA come il butirrato, che sostiene i colonociti e contribuisce al mantenimento della barriera intestinale. Le fonti principali di fibre sono gli alimenti integrali, I legumi e la frutta secca, la verdura a foglia verde oltre a broccoli, cavoli, carciofi, carote, ecc.
- Prebiotici – Sono fibre alimentari non digeribili, principalmente carboidrati complessi come inulina e FOS (Frutto-Oligo Saccaridi), che arrivano inalterati nel colon, dove fungono da nutrimento selettivo per i batteri benefici (ad esempio probiotici come Bifidobacterium), stimolando la crescita della flora intestinale “buona”. Sono essenziali per l’equilibrio del microbiota e si trovano in aglio, cipolla, asparagi, cereali integrali, legumi e specifici integratori alimentari./li>
- Polifenoli – Composti organici antiossidanti naturali, che si trovano in alimenti vegetali come olio d’oliva, tè, frutta, verdura e vino rosso. I polifenoli sono metabolizzati dal microbiota in composti bioattivi, che possono contribuire alla funzione della barriera intestinale e alla modulazione dell’infiammazione.
- Stile di vita attivo – Come riportato in numerosi studi scientifici, atleti e soggetti fisicamente attivi mostrano spesso maggiore diversità microbica.
Fattori negativi
- Dieta ricca di grassi saturi e zuccheri raffinati – Associata a riduzione della diversità microbica e aumento di batteri pro-infiammatori.
- Emulsionanti alimentari – Studi sperimentali hanno mostrato che alcune sostanze additive emulsionanti possono alterare il muco intestinale e la composizione del microbiota.
- Dolcificanti artificiali – Alcune evidenze suggeriscono che l’uso continuato può portare a possibili alterazioni del microbiota e del metabolismo glucidico.
Il ruolo degli antibiotici sul microbiota
Gli antibiotici rappresentano uno dei fattori più impattanti, poiché possono ridurre drasticamente la diversità microbica, favorire la proliferazione di batteri opportunisti e alterare la produzione di metaboliti benefici.
Il microbiota mostra una certa resilienza, ma l’uso ripetuto o prolungato può causare modificazioni persistenti.
Stili di vita e microbiota
Il microbiota si modella lungo tutto l’arco della vita.
- Nascita e primi anni – Il tipo di parto (naturale) e l’alimentazione neonatale influenzano notevolmente la colonizzazione iniziale. L’allattamento al seno è un fattore positivo, che può sostenere un microbiota ricco in Bifidobacterium adattato alla digestione degli oligosaccaridi del latte materno.
- Età adulta – Fattori come stress cronico, sedentarietà, dieta squilibrata e scarso sonno possono contribuire a modificazioni funzionali del microbiota.
- Invecchiamento – Un microbiota in salute è sinonimo di longevità. I centenari mostrano infatti specifiche caratteristiche microbiche e un microbiota con elevata biodiversità e stabilità, atto a garantire la risposta immunitaria e a ridurre l’infiammazione.
Una definizione in evoluzione
Non esiste ancora una definizione universale di “microbiota sano”, anche perché ogni essere umano ha il suo microbiota, la cui composizione può variare, come detto sopra, in base a numerosi fattori.
In generale, i ricercatori valutano lo stato di salute della popolazione microbica intestinale in base a tre fattori: il numero totale di microrganismi, la diversità delle specie presenti e la variazione delle loro concentrazioni.
Quando l’equilibrio del microbiota si modifica in maniera cronica, si assiste a un’alterazione dell’ecosistema microbico interno detta disbiosi, che può portare all’insorgenza di malattie. Di fatto non è comunque chiaro se la disbiosi, che sembra essere sempre specifica per ogni persona e malattia, sia una conseguenza o una causa della patologia stessa.
Più che la presenza di specie specifiche, un microbiota sano è caratterizzato da:
- elevata funzionalità metabolica;
- produzione adeguata di SCFA;
- equilibrio immunitario;
- resistenza a stress e stimoli negativi.
Il microbiota non è quindi un semplice “ospite silenzioso”, ma un attore attivo nella regolazione della fisiologia umana.
FAQ – Domande frequenti sul microbiota intestinale
Il microbiota intestinale è l’insieme dei microrganismi che vivono nel nostro intestino. Non si tratta solo di batteri, ma anche di virus e funghi che convivono in equilibrio. Quando questo ecosistema è funzionale, aiuta la digestione, sostiene il sistema immunitario e contribuisce al benessere generale.
Il microbiota è l’insieme dei microrganismi presenti nell’intestino, mentre il microbioma è l’insieme dei geni e delle funzioni di quei microrganismi.
Il microbiota si sostiene principalmente attraverso lo stile di vita. Le strategie più studiate includono:
- consumo regolare di fibre (frutta, verdura, legumi, cereali integrali);
- alimenti ricchi di polifenoli (es. frutti di bosco, noci, uva, cipolla rossa, curcuma, ecc.);
- attività fisica regolare;
- uso consapevole degli antibiotici.
Piccoli cambiamenti quotidiani, se mantenuti nel tempo, possono favorire un ecosistema intestinale più equilibrato.
I fattori che possono alterare l’equilibrio intestinale sono vari:
- dieta ricca di zuccheri raffinati e alimenti ultra-processati;
- uso frequente di antibiotici;
- stress cronico e sedentarietà.
Il microbiota è resiliente, ma esposizioni ripetute a fattori negativi possono influenzarne la funzionalità.
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